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Abbasso le tavolate!

I motivi? Ce li racconta Francesco Pecoraro nel suo brioso Elementi per una Teoria Generale della Tavolata (TGT).

Un assaggio:
"... è tavolata quando la disposizione dei posti e il numero dei commensali produce automaticamente la frattura del discorso conviviale in n numero di pezzi ad andamento completamente autonomo. Più lunga è la tavolata, più alto e fratturato è il numero dei discorsi che vi si fanno, più inutile e fastidioso è prendervi parte. Ma questo dato, assolutamente evidente e noto a tutti, non impedisce la continua pervicace costruzione di tavolate.

La legge della frantumazione del discorso conviviale non è solo legata al numero dei commensali, all'eventuale presenza di eminenze (capaci da sole di capovolgere la fenomenologia corrente), ma anche alle condizioni di ambiente. Se c’è rumore, se nella stanza, sulla terrazza, nel patio, se nel dehors del locale c’è molta gente, se sono presenti addirittura due o più tavolate, la frantumazione può diventare totale, nel senso che ciascun commensale, impossibilitato a comprendere anche una sola parola del vicino/a se non urlata all'orecchio, viene ridotto a pura scheggia del mondo vivente e si ritira nel proprio monologo interiore concentrandosi sul cibo..."

Meglio quindi fidarsi della perspicacia di Francis Scott Fitzgerald in ll grande Gatsby: "Mi piacciono le grandi feste. Sono così intime. Nelle feste piccole non c'è intimità."

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